Studio: gli anticorpi anti-cellule endoteliali (AECA) nella patogenesi della sclerosi sistemica

Claudio Corallo, Antonio Montella, Chiara Chirico, Nicola Giordano
Dipartimento di Scienze Mediche-Chirurgiche e Neuroscienze dell’Università di Siena

E’ ben noto che il primo sintomo che si manifesta nel 90-98% dei pazienti con Sclerodermia (SSc) è  rappresentato dal Fenomeno di Raynaud (fR),  tipico spasmo vascolare prevalente a livello delle dita delle mani e dei piedi, indotto dal freddo e da altri stimoli (ad esempio, stimoli emozionali).  Esso si manifesta in uno spazio temporale variabile rispetto all’impegno cutaneo e viscerale; può precedere la comparsa della sclerosi cutanea di alcuni mesi, ma evidenziarsi anche molti anni prima.  Proprio la presenza del fR indica il ruolo centrale svolto dal danno micro vascolare (cioè dei piccoli vasi) nella patogenesi della malattia. Sappiamo che questi vasi presentano alterazioni di forma e di funzione, e che vanno incontro a progressiva occlusione sino alla distruzione, con conseguente insorgenza di fenomeni ischemici e di ulcere.  Sappiamo inoltre che nei tessuti si deposita collagene in quantità abnorme, e ciò conduce alla fibrosi. Ma non conosciamo ancora con certezza quali siano le cause e i meccanismi che sottendono a  queste alterazioni. Da un punto di vista bioumorale, la malattia è caratterizzata dalla presenza di autoanticorpi, che, insieme con altri mediatori dell’immunità cellulare, contribuiscono all’induzione del danno endoteliale. Parliamo degli anticorpi anti-nucleari (ANA) e dei cosiddetti anticorpi anti-nucleo diretti contro antigeni nucleari estraibili (ENA), quali l’Scl-70 e l’anti-centromero. Recentemente, è stato dimostrato che in circa il 50% dei pazienti sclerodermici sono presenti nel sangue altri autoanticorpi, i cosiddetti anticorpi anti-cellule endoteliali (AECA), già riscontrati in altre malattie del connettivo quali il lupus eritematoso sistemico (LES) ed in alcune vasculiti, quali la malattia di Kawasaki. Sino a qualche anno fa non conoscevamo la reale dimensione degli AECA, soprattutto per le difficoltà tecniche nel loro dosaggio. Gli ultimi studi sembrano indicare che gli AECA siano espressione di un danno vasculitico precoce, e clinicamente più rilevante. Al fine di indagare meglio il significato degli AECA, abbiamo condotto uno studio in vitro, stimolando le cellule endoteliali di soggetti sani e i fibroblasti sclerodermici e di soggetti di controllo, con sieri sclerodermici contenenti AECA. Abbiamo dimostrato che gli AECA causano una elevata secrezione da parte delle cellule endoteliali sane di endotelina 1 (ET-1), potente vasocostrittore, che gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo del danno microvascolare; infatti tanto i nuovi farmaci per l’ipertensione arteriosa polmonare e le ulcere digitali vanno ad antagonizzare proprio l’ET-1. Il nostro studio infine ha dimostrato che gli AECA, tramite l’intervento dell’ET-1, inducono l’abnorme proliferazione e differenziazione dei fibroblasti in senso pro-fibrotico. Riteniamo pertanto che le ricerche sugli AECA vadano approfondite tramite studi policentrici, sia in vivo che in vitro, per definirne con più sicurezza il ruolo patogenetico, e per motivare ulteriormente l’utilizzo fi farmaci immunosoppressori.