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Covid, i medici di famiglia saranno sentinelle. Arriva il nuovo piano pandemico

Covid, i medici di famiglia saranno sentinelle. Arriva il nuovo piano pandemico

INFETTIVOLOGIA REDAZIONE DOTTNET | 29/11/2023 18:14

La scorsa settimana c’è stato un aumento del tasso di ospedalizzazione passato da 6,7% a 7,6% per il regime ordinario e dall’1,4% all’1,5% in terapia intensiva

“Stiamo cambiando gli indicatori del monitoraggio Covid grazie al lavoro con l’Iss e con i medici di famiglia con i quali stiamo consolidando un rapporto che ci consentirà, attraverso il loro ruolo di ‘sentinella’ sul territorio, una mappatura più precisa di ciò che abbiamo. Questo per evitare la sottovalutazione, con gli indicatori nuovi non faremo tamponi inutili ma i dati Covid saranno più in linea con quello che è oggi la malattia e in cosa esita”. Lo ha annunciato Francesco Vaia, direttore Prevenzione del ministero della Salute, ospite di ‘SkyTg24’. Il modello dovrebbe essere quello già usato per il monitoraggio settimanale dell’influenza da parte dell’Iss, l’Istituto superiore di sanità, con i pediatri e i medici di famiglia.

Sulle polmoniti pediatriche nei bambini riscontrate anche in Francia dopo la Cina Vaia ha detto che “non ci sono le condizioni per adottare misure di emergenza come ci dice l’Oms, dobbiamo essere allertati e continuare il monitoraggio. Ma in Italia non ci sono preoccupazioni e al momento negli ospedali pediatrici ci sono zero casi di polmonite. Siamo allertati quindi ma nessuna preoccupazione”.

 

L’Italia, dunque, sembra avere fatto tesoro di una delle lezioni della pandemia e nei prossimi giorni potrebbe essere infatti disponibile il piano pandemico per il prossimo triennio. Il precedente – quello per il triennio 2021-2023 – era stato approvato a gennaio 2021. “Il nuovo piano pandemico è alle battute finali. È quasi pronto per essere inviato al ministro e poi verrà inviato alla conferenza Stato-Regioni”, ha detto il direttore generale della Prevenzione sanitaria del ministero della Salute, Francesco Vaia, intervenuto all’evento ‘InnovaCtion. Ricerca, innovazione e cambiamento per la salute del futuro’, durante il quale assicura che l’aumento dei casi di polmonite in Cina non rappresenta un motivo di preoccupazione e che il monitoraggio della situazione continua.

“In un mondo globalizzato in cui quello che succede dall’altra parte del mondo ci deve riguardare è giusto che vi poniamo attenzione. Ma l’Oms ha detto a tutti gli Stati membri che non c’è al momento nessun motivo per mettere in campo azioni di emergenza. Quindi, noi stiamo monitorando ma, allo stato, non è un fenomeno che ci preoccupa”, spiega Vaia. Al momento l’andamento dei contagi da SarsCov2 in Italia resta sotto controllo: “Dobbiamo stare attenti, ma non ci dobbiamo preoccupare.

La scorsa settimana c’è stato un aumento del tasso di ospedalizzazione passato da 6,7% a 7,6% per il regime ordinario e dall’1,4% all’1,5% in terapia intensiva. Dati non allarmanti e in qualche modo attesi”, precisa il direttore della prevenzione del ministero della Salute. Intanto, cresce la disponibilità di vaccini, anche se la campagna vaccinale non ha ancora lo sprint sperato, e nei prossimi giorni sono attesi 2,9 milioni di dosi del prodotto Novavax: “Il 30 novembre sono stati consegnati 1,5 milioni di dosi e una seconda consegna, di 1,4 milioni di dosi, è prevista il 4 dicembre Ho mandato una circolare alle Regioni per dire che c’è questa disponibilità”, dice ancora Vaia. “Il vaccino Novavax è importante perché è un vaccino su base proteica e può essere un’ulteriore opportunità per il cittadino”, ha aggiunto Vaia. Anche se “gli italiani, come i cittadini di tutto il mondo, dopo tre anni e mezzo di stress ora stanno probabilmente accusando un po’ di stanchezza vaccinale”. Manca, tuttavia, il vaccino Moderna che invece ha modalità di conservazione e somministrazione più semplici. In Italia infine si conferma la co-circolazione di diversi ceppi virali ricombinanti di SarsCoV2 riconducibili a XBB, ed in particolare alla variante d’interesse EG.5, ribattezzata Eris, la cui prevalenza risulta in leggero aumento (prevalenza nazionale stimata al 52,1% contro il 51% della precedente indagine). EG.5, spiega l’Iss, “rappresenta circa la metà dei sequenziamenti disponibili su scala globale” e, precisa l’Istituto, “in relazione alle evidenze scientifiche ad oggi disponibili, non sono stati segnalati cambiamenti nella gravità della malattia ad essa associata”.